La semina in collaborazione con le forze naturali

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La parabola del seme rivela che Dio opera nella natura. Il seme possiede in sé un principio germinativo che Dio stesso gli ha trasmesso, nondimeno esso non avrebbe la forza di svilupparsi se restasse abbandonato a se stesso. Anche l’uomo deve fare la sua parte per favorire la crescita del chicco di grano: deve preparare il terreno, concimarlo, spargere il seme e coltivare il campo. Ma c’è un limite oltre il quale non potrà fare niente: nessuna forza o sapienza umana è in grado di far nascere dal seme una pianta vivente. Anche quando l’agricoltore ha fatto tutto il possibile, dipenderà sempre da colui che ha messo in rapporto la semina e la raccolta con i legami meravigliosi della sua onnipotenza.
C’è vita nel seme e forza nel terreno, ma se la potenza infinita di Dio non opera giorno e notte, il seme resterà infruttuoso. Ci vuole la pioggia per irrigare i campi assetati, il sole per riscaldare e l’elettricità che trasmetta il suo impulso al seme interrato. Soltanto il Creatore può suscitare la vita che ha infuso, ed è per la sua potenza che ogni seme cresce e ogni pianta si sviluppa.

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