Terra diatomacea – qualità agricola e alimentare

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Non tutti hanno la possibilità di disporre di un pezzo di terra da coltivare o la voglia di coltivarla. Eppure ognuno dovrebbe avere almeno un angolo di giardino per coltivare dei fiori o un orto o un frutteto. Prendersi cura delle piante e dei fiori è terapeutico per la propria salute fisica e mentale, evita malattie e allo stesso tempo fornisce cibo, piante medicinali, aromi e colori. Dai problemi del tuo giardino/orto si possono capire i punti di forza e i punti deboli del proprio essere, sia fisico sia spirituale. Sarà uno specchio dell’anima con cui è possibile confrontarsi e, se possibile, guarire. La terra diatomacea rappresenta per il coltivatore una risorsa importante per le sue caratteristiche di ammendante per il terreno e per la funzione di repellente per insetti e lumache. Purtroppo, anche se da tanto tempo è stata scoperta – a partire dal 1837 – ancora oggi le sue applicazioni in agricoltura sono ignorate sia da agricoltori sia da orticoltori e rese difficili sia dal costo sia dalla difficoltà di trovare il prodotto giusto, ovvero le farine diatomacee grezze. Il problema è che roccia di origine, la diatomite, dopo l’estrazione viene avviata alla macinazione e alla successiva essiccazione a bassa temperatura (non superiore a 150°C) oppure inviata al forno per la calcinazione a oltre 1000°C. Se la prima opzione della sola essiccazione è quella giusta per gli usi agricoli e personali della terra diatomacea però questo processo è applicato solo a una minima frazione delle terre diatomacee estratte, che invece sono avviate per la maggior parte alla calcinazione per essere in seguito utilizzate invece nei processi industriali. La calcinazione fonde il silicio delle terre, minerale che ne costituisce almeno il 75-85 % del peso totale, e crea un minerale nuovo chiamato cristobalite, che però è pericoloso per la salute umana. Quindi il processo che normalmente prepara la terra diatomacea per gli usi industriali la rende pericolosa al contatto e alla inalazione. Quindi riassumendo, per chiarezza, le caratteristiche della terra diatomacea, per essere usata in agricoltura e per ogni altro uso che la metta in contatto con la persona umana o animali, sono le seguenti:

  • deve provenire da un giacimento di diatomee fossili di acqua dolce non più antico di 2,5 miliardi di anni fa, altrimenti la qualità è scadente;
  • deve essere solo estratta, macinata ed essiccata a non più di 150° C, da evitare tutte le terre diatomacee calcinate per usi industriali, anche quelle cosiddette “food grade”, dicitura che descrive che possono entrare in contatto con i cibi durante i processi di filtrazione (di solido vino, birra, olio) ma dato che sono calcinate non possono invece ne essere inalate ne entrare in contatto con pelle e mucose. In caso di dubbio chiedere al produttore garanzia su questa importantissima caratteristica richiedendo scheda tecnica e scheda di sicurezza;
  • aggiungerei che dovrebbe essere estratta e trasformata il più vicino possibile a dove si trova l’utilizzatore finale. I maggiori produttori mondiali di terre diatomacee in questo momento hanno sede in Cina e negli USA. Preferisco senza alcun dubbio il prodotto italiano. Abbiamo in centro Italia uno dei migliori produttori che assicura ottima qualità intrinseca, estrazione in montagna, lontano da fonti di inquinamento ambientale. La sua produzione è utilizzata in larga parte nell’industria alimentare. Il giacimento è di diatomee fossili di acqua dolce. Io ho deciso di rifornirmi esclusivamente da questa fonte locale.

La terra diatomacea non richiede una particolare cura per la sua conservazione. È sufficiente una confezione richiudibile, evitare il contatto con l’umidità perché è un materiale molto igroscopico.

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