Preparare il biochar per il suolo

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Il biochar può cambiare totalmente il suolo, ma solo se adeguatamente preparato prima dell’applicazione.

Nel novembre 2007, gli scienziati del Laboratorio Nazionale per l’agricoltura e l’ambiente (NLAE) dell’USDA ad Ames, Iowa, iniziarono le prove sul campo per valutare gli effetti del biochar sulla produttività delle colture e sulla qualità del suolo. Gli scienziati hanno concimato circa 2 ettari con il biochar prodotto da legname. In dodici appezzamenti furono sparse 10 tonnellate per ettaro; altri 12 furono trattati con 20 tonnellate per ettaro.

Non furono trovate differenze significative nella resa media dei cereali a tre anni da entrambi i trattamenti. Altri studi sul campo e studi di laboratorio dell’USDA in Idaho, Kentucky, Minnesota, South Carolina e Texas hanno dimostrato che il biochar di legname può migliorare la struttura del suolo e aumentare la capacità dei terreni sabbiosi di trattenere l’acqua. Ma i dati sulla fertilità del suolo erano più variabile.

Ma gli scienziati dell’USDA violarono quattro principi chiave per l’uso del biochar: usarono
1) il biochar di vario calibro in un unico grande quantitativo;
2) biochar grezzo;
3) biochar sterile, non inoculato, senza vita microbica; 
4) fertilizzante sintetico, lavorazioni del terreno e altre pratiche che sterilizzano la carica batterica del suolo.

Il biochar, come l’acqua, è meglio se aggiunto in una serie di piccole dosi, in modo che il suolo abbia il tempo adeguato per mescolarlo e assimilarlo. Dopo tutto il terreno può ricevere 60 o più centimetri di pioggia all’anno, ma non tutti in una volta e in un singolo evento. Sappiamo già dalla ricerca in Amazzonia che l’aggiunta di 5, 10 o anche 20 tonnellate di biochar tal quale in una volta sola in terreni poveri ha ritardato la crescita delle piante per un anno e forse due. Dopo ciò, però, le piante svilupparono con una crescita impressionante e vigorosa.

Ma un calo della produttività non è accettabile per l’agricoltura da reddito. Gli agricoltori non possono aspettare un anno o due per vedere gli effetti della concimazione, hanno bisogno di un effetto rapido e di un forte stimolo alla crescita. I principi di economia richiedono praticità nell’applicare i prodotti ammendanti e costi contenuti, con una risposta di crescita vigorosa ottenuta spostando quantitativi minimi di prodotto.

Fortunatamente, stiamo imparando a preparare il biochar per ottenere risultati ottimali nel suolo e sui raccolti. La ricerca sul biochar in Italia ha meno di 10 anni, ma una ricerca solida dimostra che un biochar correttamente preparato e applicato in modo intelligente ha effetti potenti sulla struttura del suolo e sulla crescita delle piante a quantità di 250 kg per ettaro.

Ci sono quattro passaggi fondamentali per preparare in modo ottimale il biochar per l’uso nel suolo: inumidire, mineralizzare, micronizzare e inoculazione microbica. In questo posto esporrò la prima fase, le altre saranno oggetto di prossimi post.

Biochar: inumidire

Il primo passo è aggiungere abbastanza acqua per inumidire il carbone senza che esso diventi saturo d’acqua.

Appena uscito dal sacco, dove è stato posto dopo il trattamento termico a 700 °, il biochar si presenta leggero ed asciutto. Ma l’acqua è il principale ingrediente che permette la vita biologica. Senza acqua, persino i lombrichi evitano il carbone. Se adeguatamente inumidito, i vermi lo mangiano e i microbi si spostano rapidamente per colonizzarlo.

preparare biochar con l'umidità

Bisogna aggiungi abbastanza acqua per inumidire il carbone senza che ne diventi saturo.

Il carbone fresco non è solo asciutto: è idrofobo, cioè resiste alla penetrazione dell’acqua. Residui di catrame e resina rimasti nel carbone sono idrocarburi oleosi che respingono l’acqua. Fino a quando le pellicole sottili e le gocce di catrame non sono sciolte, non accetterà l’acqua.

Tuttavia, il carbone lasciato sul terreno per pochi mesi perde la resistenza all’acqua e la resina, e il suo colore passa dal nero scintillante al grigio opaco. I microbi vedono quei residui di idrocarburi come cibo. Le catene e gli anelli di carbonio contengono elettroni ed energia, quindi i batteri e altri organismi la mangiano come fossero caramelle.

Senza acqua, il biochar è molto polveroso. Il carbone è delicato, fragile e si frantuma facilmente. Il carbone secco getta facilmente una sottile polvere nera che si solleva intorno come una nuvola scura. Questa polvere è difficile da maneggiare, facilmente viene dispersa nell’aria, non è sana da inalare e soffia via col vento. Eppure, quella polvere finissima è la parte più preziosa da aggiungere al terreno perché si inserisce in modo più ampio e intimo tra le particelle del suolo.

Il biochar che conosco, prodotto con sistemi di pirolisi che lavorano grandi quantità, è leggero e non contiene umidità. È facile da lavorare però è polveroso. Richiede quindi di essere inumidito e allora diventerà facile e sicuro da maneggiare, senza scomparire nel vento. Con l’umidità giusta, il carbone è abbastanza coesivo da restare unito in grumi morbidi. In questa forma è in grado di costruire forti colonie di microbi e lombrichi.

Continua ….

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